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Odissea, IMAX e 70mm… facciamo il punto

9 ottobre 2026
a cura di Mattia Gaione

Con l’uscita in sala del rinominato film di Nolan sono tornate in voga anche le parole IMAX e 70mm. Se hai amici appassionati di cinema, avrai sicuramente sentito frasi come: “Ho visto Odissea in una sala IMAX” oppure “Sono andato a vederlo in 70mm in lingua originale”. Questi termini sono ormai entrati nel linguaggio comune, ma sappiamo davvero cosa vogliono dire?

IMAX e 70mm rappresentano due tecnologie diverse, sia di ripresa che di proiezione, e nel caso dell’IMAX anche uno standard di certificazione che riguarda sale, schermi, audio e qualità complessiva dell’esperienza. Il tema è molto più articolato di quanto sembri perché non sempre “IMAX” significa la stessa cosa, non tutte le proiezioni “70mm” sono equivalenti, e spesso ciò che il pubblico percepisce come un’etichetta prestigiosa nasconde differenze tecniche enormi.

Per affrontare davvero il tema IMAX / 70mm non basta parlare di numeri, formati e tecnologie. Dietro queste scelte ci sono anche motivazioni artistiche, esigenze narrative, limiti produttivi e una quantità sorprendente di curiosità tecniche che raramente arrivano al pubblico. Odissea è il caso perfetto per raccontare tutto questo: un film che non solo utilizza la pellicola IMAX 15/70, ma che ha richiesto soluzioni ingegneristiche mai viste prima, influenzando direttamente la regia, la recitazione e persino la composizione delle inquadrature.

Per questo motivo, in questo articolo, cercheremo di fare il punto a 360°, esplorando sia gli aspetti tecnici sia quelli artistici, con esempi concreti e qualche chicca del dietro le quinte che merita di essere raccontata.

Aspect Ratio

Il primo punto da osservare è il formato d’aspetto (aspect ratio), ciò che più di tutti distingue le varie tecnologie oltre che essere l’elemento che più risulta evidente allo spettatore. L’aspect ratio indica il rapporto tra la larghezza e l’altezza del fotogramma: 4:3, 16:9, CinemaScope, VistaVision, Panavision, così come il 70mm o l’IMAX, sono tutti nomi di formati differenti.

La caratteristica fondamentale è che ogni formato incornicia la realtà in modo diverso: un volto, un paesaggio, un’architettura possono cambiare completamente a seconda della proporzione scelta. Nell’immagine successiva si vede chiaramente come la stessa scena può assumere un carattere diverso semplicemente variando il formato.

ATTENZIONE! Una precisazione importante

Spesso si tende ad associare il “70mm” a un formato proprietario, come il celebre CinemaScope. In realtà, il termine 70mm indica solo la larghezza della pellicola (65mm in ripresa, 70mm in proiezione).

L’aspect ratio non dipende dal supporto, ma dal processo di ripresa e dal tipo di lenti utilizzate. I veri formati proprietari basati sulla pellicola 65/70mm sono Todd-AO, Panavision 70, Ultra Panavision 70 e IMAX 15/70, ciascuno con caratteristiche ottiche e rapporti d’aspetto differenti. Eh sì hai letto bene! Anche l’IMAX è un tipo di aspect ratio che ha proporzioni diverse se girato su pellicola o se proiettato in digitale! Ma ci arriviamo!

Aspetti artistici: cosa cambia davvero in Odissea

Quando parliamo di IMAX e 70mm, dobbiamo riconoscere che Odissea non è lo stesso film se visto in IMAX 15/70 o in 70mm standard. Nel primo caso l’immagine contiene molti più dettagli, una maggiore profondità e un rapporto d’aspetto più alto; nel secondo caso la resa è comunque eccellente, ma inevitabilmente diversa. E allora: perché girare un film in un formato se poi verrà proiettato in un altro? Questa, dunque, rimane la questione centrale su cui si sviluppa il nostro approfondimento e dalla quale possiamo riflettere per arrivare a una conclusione.

Perché Odissea è stato girato in IMAX (pellicola 15/70)?

Perché l’IMAX è l’IMAX. È la tecnologia di ripresa più avanzata al mondo, capace di ottenere immagini nitide e definite come nessun altro sistema. In termini di risoluzione un fotogramma IMAX 15/70 equivale a circa 18K, una qualità che il digitale non può ancora replicare. Nolan è sempre stato affascinato da questo formato e lo aveva già provato sin dai tempi de Il cavaliere oscuro (2008), ma questo film e tutti i suoi film successivi (e anche quelli di altri registi) contengono solo alcune sequenze girate con questa tecnica. Come dice egli stesso: “I’d originally seen IMAX films in museums and theme parks as a kid and immediately thought, why aren’t they making movies like that?... Now I’m about to be 56, and I’ve finally gotten to do it.”(Ho visto per la prima volta l’IMAX da bambino nei parchi a tema e musei e da subito ho pensato: perché non fanno film così?... Ora ho quasi 56 anni e finalmente ci sono riuscito!)

Odissea, dunque, è il primo film interamente girato in IMAX 15/70 e perché nessuno lo aveva fatto prima? Risposta breve: fino a oggi, farlo era semplicemente troppo complicato.

Per decenni le cineprese IMAX sono state utilizzate soltanto per sequenze selezionate. Sebbene la qualità dell'immagine fosse straordinaria, i limiti pratici erano numerosi: le macchine da presa erano enormi, pesanti (circa 35kg), particolarmente rumorose e richiedevano grandi quantità di pellicola. Inoltre, ogni rullo aveva un'autonomia ridotta rispetto ai formati tradizionali, costringendo la troupe a frequenti sostituzioni durante le riprese. Tutto questo rendeva l'IMAX ideale per le grandi scene spettacolari, ma poco adatto a sostenere le esigenze produttive di un lungometraggio completo. Odissea rappresenta quindi un punto di svolta: non è il primo film a utilizzare l'IMAX, ma il primo film a essere concepito, girato e portato a termine interamente in IMAX 15/70.

E qui arriva la prima curiosità perché per rendere possibile questa realizzazione, è stata sviluppata una nuova generazione di macchina da presa IMAX: la IMAX Keighley, nata dalla collaborazione tra IMAX, Kodak, Panavision e FotoKem con il contributo diretto di Christopher Nolan e del direttore della fotografia Hoyte van Hoytema. La sfida principale era quella del rumore che accompagna l'IMAX fin dalle sue origini. Le tradizionali macchine da presa IMAX sono infatti estremamente rumorose a causa del complesso meccanismo necessario per trascinare una pellicola così grande. Un limite accettabile nelle sequenze spettacolari, ma decisamente problematico durante dialoghi e momenti più intimi.

Per superare questo ostacolo è stato introdotto un nuovo blimp, una speciale struttura fonoassorbente in grado di isolare completamente il rumore prodotto dalla cinepresa. Una soluzione efficace, ma che allo stesso tempo ha introdotto un nuovo problema. La macchina da presa, infatti, una volta racchiusa all'interno di questa sorta di armatura, diventava quasi impossibile da controllare direttamente. Come fare, dunque, per superare questo nuovo ostacolo? Ancora una volta la soluzione è stata tanto semplice quanto ingegnosa. Per ovviare a questo gli ingegneri hanno progettando un sistema di specchi inclinati che permetteva agli operatori di osservare e gestire la camera dall'esterno senza compromettere l'inquadratura. E non solo! perché la conseguenza più interessante non è stata tecnica ma artistica: quegli stessi specchi, infatti, hanno permesso agli attori di recitare. Senza di essi si sarebbero trovati di fronte il consueto corpo ingombrante della cinepresa, ma con questo sistema, invece, potevano vedere il volto del collega riflesso davanti all'obiettivo, creando una sensazione di vicinanza inedita. Tom Holland ha descritto l'esperienza con parole particolarmente efficaci: “Bernthal’s face was floating in front of the camera… I forgot the camera was even there… It created such intimacy I felt I could have kissed him” (Il volto di Jon Bernthal (l’attore di Menelao n.d.r.) galleggiava davanti alla macchina da presa… Mi ero dimenticato che la macchina fosse davvero lì... si era creata un’intimità tale che mi era sembrato di poterlo baciare).

Perché Odissea è proiettato in diversi formati?

Se l'IMAX 15/70 rappresenta il formato ideale con cui Odissea è stato concepito e girato, viene spontaneo chiedersi perché il film venga distribuito anche in numerosi altri formati.

Innanzitutto, è molto difficile vedere Odissea esattamente come è stato girato perché al mondo sono pochissime le sale in grado di proiettare una copia IMAX 15/70. In Italia, ad oggi non ce ne sono: l’ultima struttura italiana dotata di proiezione IMAX su pellicola fu quella del parco Oltremare di Riccione, nata però principalmente per documentari e produzioni speciali.

BFI IMAX Londra

Di fronte, quindi, a questa realtà si potrebbe pensare ad un compromesso banale come quello di mantenere il rapporto d’aspetto del fotogramma originale IMAX adattandolo agli schermi tradizionali. Purtroppo, però, nella pratica, questo approccio vanificherebbe gran parte del senso stesso dell'IMAX. Il formato 1.43:1 è stato concepito per essere proiettato su schermi enormi e molto sviluppati in altezza; ridurlo artificialmente, con le famose bande nere, significherebbe sacrificare sia l'impatto visivo sia la sensazione di immersione che caratterizza l'esperienza originale.

Ed ecco per cui (udite, udite!) entra in gioco il 70mm tradizionale. Il 70mm tradizionale, pur non mostrando l'intera area dell'immagine IMAX, conserva una caratteristica fondamentale: rimane una proiezione analogica su pellicola. In altre parole, lo spettatore non osserva un'immagine composta da pixel, ma da luce che attraversa fisicamente il fotogramma impressionato durante il processo fotografico. È una differenza sottile ma importante, soprattutto per un autore come Nolan che ha sempre difeso l'utilizzo della pellicola come mezzo espressivo oltre che tecnico.

Per questo motivo, nel panorama delle distribuzioni commerciali, la proiezione in 70mm rappresenta probabilmente il miglior compromesso tra fedeltà artistica e accessibilità. Non restituisce l'intera superficie del fotogramma IMAX originale, ma conserva ciò che per Nolan è altrettanto importante: la materialità della pellicola, la profondità dell'immagine fotografica e quella particolare sensazione di "cinema fisico" che il digitale, per quanto evoluto, cerca ancora di emulare.

Si spengono le luci, ma il viaggio continua

Come l'eroe raccontato da Omero, anche noi siamo arrivati alla fine di un viaggio. Un percorso che ci ha portato a scoprire come dietro a due termini apparentemente semplici, IMAX e 70mm, si celi una storia fatta di tecnologia, arte, ingegneria e passione per il cinema. Se c'è una cosa che Odissea ha riportato al centro della discussione cinefila è proprio la consapevolezza che termini come IMAX e 70mm non sono semplici etichette commerciali. Dietro queste sigle si nascondono scelte artistiche, tecnologie differenti, compromessi distributivi e modi diversi di vivere la stessa opera.

Per chi vive il cinema non solo come spettacolo ma anche come tecnica, storia e curiosità, il nostro viaggio continua con un approfondimento dedicato alle caratteristiche della pellicola 70mm e dell'IMAX 15/70. Per chi desidera fermarsi qui, consigliamo invece di visitare la sezione ufficiale dedicata ai formati di proiezione di Odissea, dove è possibile scoprire ulteriori curiosità e confrontare direttamente come il film viene presentato nelle diverse versioni:

https://www.odysseymovie.com/explore-formats/

Dietro la sigla: che cosa significano davvero 70mm e IMAX 15/70?

Partiamo dal concetto più semplice: quando si parla di 70mm si fa riferimento alla larghezza della pellicola utilizzata in proiezione. In realtà il negativo impiegato durante le riprese misura generalmente 65mm, mentre i 5mm aggiuntivi della copia da proiezione erano storicamente riservati alle piste magnetiche audio. Oggi questa distinzione ha perso gran parte della sua importanza pratica, ma la nomenclatura è rimasta.

La pellicola 70mm è stata per decenni il formato di riferimento per le produzioni più ambiziose di Hollywood. Film come Lawrence d'Arabia, 2001: Odissea nello spazio e Ben-Hur devono parte della loro imponenza proprio all'utilizzo di questo supporto, caratterizzato da un fotogramma enormemente più grande rispetto al tradizionale 35mm. Per molti anni il 70mm è stato considerato una tecnologia ormai destinata a scomparire, soppiantata dall'avvento del digitale. La sua rinascita è arrivata nel 2015 grazie a Quentin Tarantino che, per The Hateful Eight, decise di riportare in auge il formato Ultra Panavision 70, organizzando persino una distribuzione speciale con copie analogiche proiettate in alcune sale selezionate. Quel progetto contribuì a riaccendere l'interesse dell'industria e del pubblico nei confronti del grande formato su pellicola.

L'IMAX 15/70 rappresenta invece uno step ulteriore. In questo caso il numero "70" continua a indicare la larghezza della pellicola, mentre il numero "15" indica il numero di perforazioni presenti in ogni fotogramma. Può sembrare un dettaglio insignificante, ma è proprio qui che si nasconde il segreto dell'IMAX. Nella maggior parte dei formati cinematografici la pellicola scorre verticalmente davanti all'obiettivo. L'IMAX, invece, utilizza una soluzione completamente diversa: la pellicola viene trasportata orizzontalmente e ogni fotogramma occupa ben 15 perforazioni anziché le classiche 5 del 70mm tradizionale.

Il risultato è impressionante. Un singolo fotogramma IMAX 15/70 possiede una superficie molto più ampia rispetto a quella del 70mm convenzionale e riesce quindi a registrare una quantità di dettaglio superiore, motivo per cui viene spesso considerato il punto più alto mai raggiunto dalla fotografia analogica cinematografica.

Per capire la differenza si può immaginare il fotogramma come una tela: più grande è la tela, maggiore sarà il livello di dettaglio che si potrà dipingere sopra. L'IMAX 15/70 utilizza semplicemente una "tela" molto più estesa rispetto a quella già generosa del 70mm tradizionale.

In altre parole, tutto l'IMAX 15/70 è pellicola 70mm, ma non tutta la pellicola 70mm è IMAX 15/70. Ed è proprio questa differenza a spiegare perché Christopher Nolan abbia scelto questo formato per Odissea: non si tratta soltanto di un'immagine più grande, ma di una quantità di informazioni, dettaglio e presenza visiva che ancora oggi nessuna tecnologia digitale riesce a replicare completamente.

Prima di concludere questa parentesi tecnica è giusto citare anche l'IMAX digitale, oggi molto più diffuso rispetto alla variante su pellicola. Pur mantenendo gran parte dell'esperienza immersiva tipica del marchio IMAX, utilizza proiettori digitali e adotta generalmente un rapporto d'aspetto di 1,90:1, diverso dal 1,43:1 dell'IMAX 15/70. Proprio per questo motivo, quando si parla di una proiezione IMAX, è sempre utile distinguere tra IMAX digitale e IMAX pellicola 15/70, due esperienze accomunate dalla stessa filosofia ma realizzate con tecnologie profondamente diverse.

E il suono?

In questo articolo abbiamo concentrato la nostra attenzione soprattutto sull'immagine, ma anche il suono merita un approfondimento, soprattutto perché nasconde alcune curiosità interessanti. Innanzitutto, bisogna sfatare un piccolo mito. Storicamente le copie cinematografiche in 70mm disponevano di piste sonore magnetiche direttamente impresse sulla pellicola. Era una delle caratteristiche che aveva contribuito al successo del formato negli anni d'oro dei grandi kolossal hollywoodiani. Oggi, però, le cose funzionano diversamente. Le moderne copie 70mm e IMAX 15/70 dedicano praticamente l'intera superficie disponibile all'immagine e il sonoro viene gestito tramite sistemi separati dalla pellicola. Audio e video viaggiano quindi su supporti diversi, ma vengono riprodotti in perfetta sincronia grazie a sistemi di sincronizzazione basati su riferimenti temporali (timecode).

Il timecode è una stringa numerica composta da ore, minuti, secondi e fotogrammi (HH:MM:SS:FF) che identifica in modo univoco ogni istante del film. Partendo da 00:00:00:00, i numeri vengono incrementati progressivamente fino alla fine della proiezione. Il compito del timecode è semplice ma fondamentale ovvero dire a tutte le macchine coinvolte: “esattamente a che punto siamo adesso". Poiché sia la pellicola sia la traccia audio hanno un inizio e una fine ben definiti, il sistema sa che al punto 01:53:24:02 corrisponde un determinato fotogramma e quello specifico istante della traccia sonora. Grazie a questo riferimento comune, immagine e audio possono partire insieme e rimanere perfettamente sincronizzati fino ai titoli di coda.

E se l'audio non si trova più sulla pellicola, dove viene memorizzato?

Anche in questo caso la risposta è cambiata nel corso del tempo. Negli anni Settanta e Ottanta il sonoro era spesso affidato a nastri magnetici dedicati, riprodotti da appositi lettori sincronizzati con il proiettore. Con l'arrivo del digitale e dei moderni formati multicanale, i nastri sono stati progressivamente sostituiti da supporti informatici: prima dischi ottici, poi hard disk e oggi veri e propri server audio.

Anche per le moderne proiezioni di Odissea il sonoro viene gestito attraverso sistemi digitali separati dalla pellicola, che garantiscono elevatissima qualità e sincronizzazione perfetta.

Forse a questo punto avrai già colto dove vogliamo arrivare. Nel corso dell'articolo abbiamo visto come la scelta della pellicola continui a esercitare un fascino particolare e venga difesa da autori come Christopher Nolan per ragioni artistiche e tecniche. Ma allora viene spontaneo chiedersi: se per l'immagine si continua a inseguire l'esperienza analogica, perché non si è rimasti fedeli a questo stesso principio anche per il suono?

Alla prossima!

Con questo si conclude il nostro viaggio tra IMAX, 70mm, pellicola e grandi formati. Speriamo che questo approfondimento ti abbia aiutato a guardare Odissea e, più in generale, il cinema con uno sguardo diverso e più consapevole di tutto ciò che si nasconde dietro uno schermo.

Cogliamo l'occasione per ringraziare tutti coloro che sono arrivati fino in fondo alla lettura. Questo articolo rappresenta una delle prime iniziative di approfondimento promosse dal Trinity Cine Club, un progetto nato dalla volontà di condividere curiosità, storia e aspetti tecnici del cinema in modo accessibile ma rigoroso.

Se questo viaggio ti è piaciuto, resta sintonizzato sui nostri canali: le storie non finiscono qui.