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Negli anni Settanta Dick Cheney sta con una ragazza davvero in gamba, Lynne, che riesce a farlo ammettere all'Università, dove lui però viene travolto dal gozzovigliare da college e, tra una sbornia e l'altra, finisce per farsi espellere. Non contento, continua a bere anche mentre lavora ai pali della corrente elettrica, finisce in una rissa e viene arrestato per guida in stato di ebrezza. A quel punto Lynne gli dà un ultimatum: o diventa la persona di potere che lei in quanto donna non può essere ma può aiutare e guidare, oppure tra loro è finita. La storia è nota: i due diventeranno una "power couple" di Washington e domineranno placidamente, quasi nell'ombra, l'amministrazione di George W. Bush, tra le più devastanti per la democrazia americana.
Partendo dell’11 settembre, l’evento spartiacque del secolo, seguiamo la vita di uno degli uomini più importanti del nostro secolo. Adam McKay adotta una regia virtuosistica e post-moderna: rompe la quarta parete, usa il montaggio serrato e inserisce inserti satirici per esercitare una feroce autocritica verso il sistema statunitense. Il racconto svela il lato umano e quotidiano della politica, mostrando come negli anni ’70 fosse possibile scalare i vertici anche partendo da zero, fino a gettare le basi ideologiche del 'Make America Great Again', collegando idealmente l’era Reagan alla politica odierna. Attraverso questo stile graffiante e interpretazioni incisive, come quella di Steve Carell (Donald Rumsfeld), la pellicola trasforma la storia politica in un’indagine tagliente sul potere invisibile.